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Modelli Americani – Hillary Clinton per Giovanna Melandri

La ministra Giovanna Melandri sostiene che chi, all’interno del nascituro partito democratico, attacca la leadership annunciata di Walter Veltroni semina veleni. Non solo. E’ convinta che la contrapposizione personale indebolisca sia il nuovo partito sia l’istituto delle primarie. Dovrebbe, però, chiedere un parere a Hillary Clinton. In America, dove le primarie non sono una trovata […]

La ministra Giovanna Melandri sostiene che chi, all’interno del nascituro partito democratico, attacca la leadership annunciata di Walter Veltroni semina veleni. Non solo. E’ convinta che la contrapposizione personale indebolisca sia il nuovo partito sia l’istituto delle primarie. Dovrebbe, però, chiedere un parere a Hillary Clinton. In America, dove le primarie non sono una trovata à la page, ma il reale sistema di selezione delle candidature da un centinaio di anni, lo scontro tra candidati è feroce. La battaglia non è soltanto sulle idee, ma si sviluppa sulla personalità dei concorrenti, sui difetti dell’uno e sulle debolezze dell’altro, sulle amicizie, sulla famiglia e sugli amori. Gli americani ricordano ancora la brutalità degli attacchi bushiani nel 1999 contro John McCain, ma anche la sfida ferina tra Al Gore e Bill Bradley. Ogni ciclo elettorale ha il suo bel campionario di bassezze e malvagità che, al confronto, le innocue intervistine anti Veltroni sembrano elogi. Un dato dovrebbe dare il senso di quanto sia duro lo scontro in America, ma anche di come sia vera la partita: Hillary Clinton e Barack Obama, per dire dei due favoriti, quest’anno hanno raccolto circa 60 milioni di dollari. Questi soldi potranno essere spesi soltanto per le primarie di inizio 2008, non alle elezioni generali. Saranno quindi bruciati nella battaglia interna tra i candidati dello stesso partito. La stessa cosa, ovviamente, avviene sull’altro fronte, in casa dei conservatori. La Melandri potrebbe liquidare come una tipica volgarità della destra mondiale la disfida milionaria tra i candidati repubblicani, ma la verità è che sono gli amici del partito democratico quelli che spendono e che, fino a questo momento, litigano di più. Hillary e Obama, innanzitutto. Ma anche John Edwards. L’ex first lady ha subito dovuto rispondere a un colpo basso della campagna di Obama, che l’aveva accusata di essersi consegnata a una lobby di miliardari indiani, ma anche alle accuse di Edwards di accettare soldi dagli “interessi speciali” di Washington. Un grande sostenitore di Obama, David Geffen, ha detto che Hillary è una “bugiarda conclamata”  nonché la candidata più facile da battere per i repubblicani. Hillary ha preteso le scuse, ma dal quartier generale di Obama hanno fatto notare che c’è un senatore della Carolina che, per sostenere Hillary, dice che il nero Obama non potrà mai essere eletto. Ora è Hillary all’attacco. E’ riuscita a spostare il dibattito politico sull’inesperienza di Obama e sulla sua inadeguatezza a guidare il paese. Obama replica a pallettoni: sulla guerra, “Hillary è una versione light di Bush e Cheney”. E’ la democrazia, bellezza.
Christian Rocca