GloβExpo 2015: maxi arresti e poi si riparte

Il lavoro sporco lasciamolo alla giustizia. Questo il succo della dichiarazione di Renzi dopo lo scoop del Corriere stamattina: come già si presumeva, la Procura conferma le tangenti sugli appalti...

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Il lavoro sporco lasciamolo alla giustizia. Questo il succo della dichiarazione di Renzi dopo lo scoop del Corriere stamattina: come già si presumeva, la Procura conferma le tangenti sugli appalti dell’Expo di Milano e i lavori ancora devono prendere piede.

Basterà a ripulire l’immagine dell’Italia? Certo, non si poteva chiudere un occhio a lungo come lasciava presupporre il patto “Mafia Free” tra Alfano e il Prefetto di Milano a Gennaio per semplificare i controlli.

Ma the show must go on nonostante siano tanti quelli che vorrebbero una battuta d’arresto: rinunciare all’Expo, fare una dichiarazione di fallimento, sarebbe come auto-squalificarsi.

Non se ne parla, sarebbe un suicidio per l’Italia. Perciò Renzi tira di nuovo fuori la separazione dei poteri, la divisione dei ruoli: che la politica sia costruttiva, che guardi oltre le questioni giudiziarie. È la retorica di Napolitano che ha magistralmente manovrato l’uscita di scena di Berlusconi.

Fare o no l’Expo2015 non è quindi in discussione. Gli scandali son previsti, fanno parte del copione: è il prezzo di qualsiasi progetto italiano oggi. La mafia c’è e ce la teniamo, non possiamo permetterci di azzerare tutto: andiamo avanti, questo è il messaggio.

Ma qualcuno si preoccupa giustamente della credibilità all’estero: la Mafia è tutto quello che rappresenta l’Italia?

Per ora bisogna ammetterlo il sistema Italia è un sogno, la realtà è invece nelle contraddizioni dell’Expo: arresti e inaugurazioni si susseguono senza annullarsi. I negoziati e le riunioni continuano nonostante tutto. Anche se ne risentono.

È il caso per esempio delle commesse ordinate dal Padiglione Italia al Mibact: la Bracco vorrebbe in prestito opere di Caravaggio, Canova e Guttuso ovviamente “nei limiti delle garanzie offerte dall’Expo”. Una perizia della futura struttura è in corso. Il filo logico c’è, si cercano opere che mettano il cibo in primo piano, ma come non vedere un ridimensionamento nella scelta stessa degli artisti? Da Caravaggio a Guttuso, che non hanno lo stesso peso storico, c’è già un notevole calo di pretese man mano che ci avviciniamo all’arte contemporanea.

Ma va bene, è segno se non altro di consapevolezza, di pragmatismo: chiaramente sulla tutela delle opere non si scherza e forse l’incerta e traballante Expo non può permettersi i capolavori che vorrebbe.

Quindi? C’è da scommettere che ad abbellire le sale del Padiglione Italia ci saranno molte opere secondarie, per questioni di budget e di assicurazioni.

Orsù, non tutto il male vien per nuocere. Forse è la volta buona che, per necessità, l’Italia apra ad artisti emergenti o dimenticati.