GloβFinalmente anche il mondo dell’arte ha il suo caso Weinstein

Finora il mondo dell’arte stentava ancora a prendere parte al dibattito dopo settimane di clamorosa campagna contro gli abusi di potere partita dal caso Weinstein. Ma con le dimissioni qualche gior...

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Finora il mondo dell’arte stentava ancora a prendere parte al dibattito dopo settimane di clamorosa campagna contro gli abusi di potere partita dal caso Weinstein. Ma con le dimissioni qualche giorno fa del co-editore della rivista d’arte americana Artforum, Knight Landesman, dopo le accuse di molestie sessuali di Amanda Schmitt, è finalmente giunta l’ora della verità anche per artisti, galleristi, curatori, direttori di musei e riviste d’arte. Qualche nota galleria ha già preso le distanze rinunciando a pagine di pubblicità su Artforum, ma da parte italiana ancora nessuna dichiarazione e nel mirino c’è la galleria italiana Lia Rumma.

Chi scaglierà la prima pietra nel mondo dell’arte italiano? Un sistema che in Sessant’anni ha prodotto e promosso movimenti come l’Arte Povera (di cui si celebra il 50° anniversario quest’anno) senza nemmeno una donna artista in primo piano non può non sentirsi coinvolto. Il silenzio delle personalità del milieu artistico italiano sta diventando imbarazzante, e visto che inizia l’Art week torinese vorremmo sentire almeno Ilaria Bonacossa nuova direttrice di Artissima – la fiera d’arte di Torino – fare una dichiarazione, Patrizia Sandretto della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, e Carolyn Christov-Bakargiev direttrice del Castello di Rivoli e del Gam di Torino. Il Gam di Torino che inaugura proprio oggi la mostra “Vero Amore” sulla Pop Art italiana con, regnante come una regina, solo una donna: Giosetta Fioroni in mezzo ad una schiera di artisti maschi, unica superstite (possibile mai?) di un radicato e protratto maschilismo che non denuncia.

L’assenza di parità nell’arte come altrove è un segnale d’allarme che però trascende il sessismo, è il segno che c’è ostruzionismo, che il potere è monopolizzato. E un contesto in cui, in generale, il potere non è condiviso, è sempre limitato, frammentato, incompleto, perché con il potere è l’accesso al sapere che viene negato. Ecco perché la “Pop Art italiana”, o quella che teoricamente meriterebbe di essere identificata con questo nome, non può convincere i grossi collezionisti internazionali.

Quindi dopo l’Asia Argento bashing non basta dire che la cultura italiana è misogina, in Italia la coltiviamo la misoginia e la esportiamo. A tal punto che viene riconosciuta come cultura italiana a livello internazionale. Perché con Sorrentino consacrato da un Oscar o con Guia Soncini pubblicata dal New York Times, entrambi in egual misura devoti alla misoginia, è un po’ come se diventasse eccellenza italiana la mozzarella blu, quella contaminata. L’Italia ancora deve capire che la misoginia va sommata agli azzardi dell’arretratezza e dell’insicurezza che penalizzano la sua competitività. È molto più di un danno morale, è ciò che fa che l’arte italiana abbia una Storia distorta e uno scarso mercato. E quindi va debellata e a livelli legislativi, esattamente come si lotta con il ministro Franceschini e i suoi Caschi Blu della cultura contro il traffico di reperti archeologici.

Ma con questo terremoto globale che raccoglie dietro il grido di battaglia #MeToo testimonianze e denunce contro ogni tipo di abuso, la musica forse sta cambiando. C’è già tutto un lessico ampiamente condiviso sui social da “predatori” a “vulnerabilità professionale” che rende più riconoscibili i meccanismi di abuso di potere e più facile difendersene. Un collettivo di professioniste del mondo dell’arte ha appena lanciato l’appello #notsuprised rivolto a tutte le figure e gli organismi dell’industria artistica. Ma il mondo dell’arte, cioè il nucleo che origina i valori poi condivisi da tutto il mondo della cultura, l’industria che per la sua struttura ancora indefinita più espone agli abusi di potere, saprà come farne a meno?

Raja El Fani

Nella foto: Knight Landesman con i curatori italiani Cecilia Alemanni e Massimiliano Gioni