Jerry Falwell, il televangelista più infuocato degli anni 80

New York. Uno dei giganti del movimento evangelico americano, il reverendo Jerry Falwell, è morto ieri mattina in un ospedale della Virginia, dopo che era stato trovato incosciente nel suo ufficio alla Liberty University. Aveva 73 anni. Falwell era il prototipo del televangelista americano, il predicatore della Bibbia i cui sermoni raggiungono milioni di persone. […]

New York. Uno dei giganti del movimento evangelico americano, il reverendo Jerry Falwell, è morto ieri mattina in un ospedale della Virginia, dopo che era stato trovato incosciente nel suo ufficio alla Liberty University. Aveva 73 anni. Falwell era il prototipo del televangelista americano, il predicatore della Bibbia i cui sermoni raggiungono milioni di persone. Nel 1979 ha fondato la Moral Majority, ovvero la prima e più potente lobby conservatrice sui temi sociali degli Stati Uniti, poi soppiantata cinque o sei anni dopo dalla Christian Coalition di Pat Robertson e Ralph Reed e, negli ultimi anni, da Focus on the Family di James Dobson. La Moral Majority voleva mettere fuori legge l’aborto, si opponeva al riconoscimento di qualsiasi diritto per i gay, si batteva per rafforzare la famiglia tradizionale e chiedeva la censura nei confronti della stampa promotrice di moralità contrarie ai valori familiari (furiosa una sua polemica con l’editore di Hustler, Larry Flint, portata al cinema da Milos Forman). Nessuno degli obiettivi è stato raggiunto, malgrado la crescente influenza politica della Moral Majority sia sulla coalizione conservatrice reaganiana sia dentro il Partito democratico dell’ex insegnante di catechismo Jimmy Carter. Falwell è stato negli anni di Reagan la faccia della destra religiosa americana, sempre al centro di polemiche furiose e spesso oggetto di derisione sui grandi giornali liberal a causa delle suedichiarazioni notoriamente infuocate. Due giorni dopo l’undici settembre, insieme con Pat Robertson, accusò – con argomentazioni simili a quelle degli stessi terroristi – “abortisti, femministe, gay, lesbiche e tutti quelli che hanno provato a laicizzare l’America per aver contribuito a far accadere ciò che è accaduto”. Il giorno dopo, criticato anche da Bush, Falwell chiese scusa in tutti i modi e disse che intendeva incolpare soltanto i terroristi, ma le sue prime dichiarazioni non hanno fatto altro che consolidare i pregiudizi negativi nei suoi confronti. Falwell è famoso per posizioni più che estremiste: il sostegno al regime sudafricano dell’Apartheid e la contrarietà al movimento americano per i diritti civili. E, ancora, le crociate contro i cartoni Teletubbies – secondo lui un pericoloso modello gay per i bambini – le visioni apocalittiche e l’annuncio della presenza in America dell’Anticristo (un maschio ebreo). L’errore, secondo un editorialista conservatore, ma laico, come David Brooks, è confondere le parole di Falwell con il sentimento comune degli evangelici americani. “Ho una regola – dice Brooks – Quando qualcuno cita Jerry Falwell per catturare lo spirito politico e religioso dell’America moderna, smetto di leggerlo o di ascoltarlo perché o non sa di che cosa sta parlando o è in mala fede”.