Gorky ParkLa Lettonia e i terroni

Ecco, ammettiamo che la Padania tra vent’anni si separi dall’Italia. Fine del giogo di Roma ladrona. Finalmente l’indipendenza. Un sogno durato secoli. Ci sarebbe però un problema: i terroni che vi...

Hummingbird

Ecco, ammettiamo che la Padania tra vent’anni si separi dall’Italia. Fine del giogo di Roma ladrona. Finalmente l’indipendenza. Un sogno durato secoli. Ci sarebbe però un problema: i terroni che vivono tra le Alpi e il Dio Po. Che farne? I padani avrebbero ovviamente subito una carta d’identità padana, ma i terroni? Potrebbero naturalizzarsi, fare l’esame di dialetto e quello di sci, ottenere cittadinanza e anche il nuovo agognato passaporto verde. Ma lo farebbero tutti, ad ogni costo, pur di rimanere nel paradiso padano? Sicuramente molti tornerebbero a casa loro al mare, dove per di più tengono famiglia. Ma molti no, rimarrebbero perché non saprebbero proprio dove andare. Così è la vita. Generando però altri problemi: i figli nati in Padania da coppie terrone sarebbero terroni? O dovrebbero essere considerati padani? Dovrebbe essere concessa loro automaticamente la cittadinanza o dovrebbero essere sottoposti prima a tutti agli esami in padano? Il terrone è terrone solo perché è nato in Terronia? O il terrone è terrone per sempre, dato che essere terroni è una questione etnica e non geografica? Per dare una risposta a queste domande e cercare una soluzione a questi e ad altri problemi (tipo: i terroni senza passaporto, quelli che non sanno recitare una poesia del Porta e tarare la polenta, possono andare a votare o fare gli amministratori pubblici?) alcuni terroni della Padania formerebbero un partito, magari con il benestare di altri terroni di Roma ladrona. Il Partito dei terroni andrebbe a rappresentare una minoranza della Padania e prima o poi riuscirebbe in alcune isole dove i terroni sono più concentrati a eleggere addirittura i propri rappresentanti, consiglieri comunali, sindaci. Un giorno o l’altro il Partito dei terroni potrebbe puntare anche a entrare nel governo nazionale della Padania. E il primo ministro o il presidente potrebbe essere proprio un terrone.

Vent’anni fa, quando l’Unione Sovietica è crollata, la Lettonia (la Padania) si è separata da Mosca (Roma ladrona). I lettoni (i padani) si sono trovati a fianco dei russi (i terroni) e hanno preso la strada di cui sopra. Dopo le elezioni di sabato scorso il Centro dell’Armonia, la formazione della minoranza russa in Lettonia (paese più piccolo della Padania, con circa 2 milioni e 300 mila abitanti, dei quali 1 milione mezzo di etnia lettone, 600 mila russi) è ora il partito di maggioranza relativa al parlamento di Riga con 31 seggi su 100. Nils Usakovs, 35enne di etnia russa naturalizzato lettone è il sindaco della capitale dal 2009 e il leader del partito. Vuole entrare nella storia come primo premier russo del suo paese. Difficile che ci riesca, ma è certo che ‘sto terrone è arrivato lontano, tanto che sembra che il 15% dei voti gli sia arrivato proprio dai padani.