L'Arabia Saudita esporta il jihad in America (leggere per credere)

Milano. E’ bello credere alle favole. Una di quelle che amiamo di più riguarda l’Arabia Saudita. Nell’illusione fabiesca, il regno dei Saud è "un paese arabo moderato", "un alleato dell’occidente", "un promotore di un piano di pace per il medio oriente". Negli anni della Guerra fredda i sauditi sono stati un baluardo all’espansione dell’impero sovietico, […]

Milano. E’ bello credere alle favole. Una di quelle che amiamo di più riguarda l’Arabia Saudita. Nell’illusione fabiesca, il regno dei Saud è "un paese arabo moderato", "un alleato dell’occidente", "un promotore di un piano di pace per il medio oriente". Negli anni della Guerra fredda i sauditi sono stati un baluardo all’espansione dell’impero sovietico, ma oggi sono soltanto i principali fomentatori dell’odio antioccidentale e del fondamentalismo islamico.
Su incarico di un’agenzia indipendente del governo americano, il centro studi Freedom House ha pubblicato un rapporto di novanta pagine con le prove di questo disegno saudita e della politica di penetrazione fondamentalista nel cuore degli Stati Uniti. Il rapporto comincia a scuotere l’Amministrazione Bush, che fin qui non ha mai inserito il regno saudita nella lista dell’asse del male, limitandosi a qualche scappellotto, come nel discorso dello Stato dell’Unione. Ma anche i Democratici, specie i clintoniani, si lasciano spesso ammaliare dalla ricca macchina di pubbliche relazioni saudita. Negli ultimi giorni questa straordinaria agenzia di pierre con sede a Riad ha conquistato anche i giornali italiani che non hanno risparmiato spazio per lodare un improbabile nuovo corso saudita. Così la Conferenza contro il terrorismo di Riad diventa una cosa seria, le prime elezioni amministrative, parziali e non libere, l’avvio della democrazia. Ieri, sul Corriere della Sera, Magdi Allam ha segnalato una presunta svolta moderata dei sauditi a proposito dei testi scolastici. Nessuno può davvero confermare la riforma dei libri di testo nelle scuole del regno, ma le pubblicazioni del governo saudita in distribuzione in occidente restano quelle che Nina Shea, la direttrice del Centro che ha scritto il rapporto, ha definito "di tipo nazista".
Il Center for religious freedom di Freedom House ha condotto un’indagine sui libri e sugli opuscoli editi dall’Arabia Saudita, e distribuiti dalla sua ambasciata a Washington, che si trovano a disposizione dei fedeli in decine di moschee americane a Los Angeles, New York, Oakland, Chicago, Houston e Washington. Il rapporto ha analizzato 200 pubblicazioni in arabo e, in alcuni casi, in inglese, urdu e cinese, per gli arabi e i musulmani emigrati negli Stati Uniti.
Già nelle primissime pagine di ogni opuscolo c’è scritto che l’America è "la casa degli infedeli". Il codice di comportamento che Riad consiglia ai musulmani in America impone queste regole: "Dissociatevi dagli infedeli, detestateli per la religione che professano, abbandonateli, non contate mai sul loro appoggio, non esprimete loro la vostra ammirazione e opponetevi a oltranza, conformemente alla legge islamica". Il consiglio, spiegano questi testi che circolano nelle moschee americane, è un precetto religioso. Chi non lo segue diventa un apostata, colpevole di tradimento: "Su questo punto c’è consenso, chiunque aiuti gli infedeli contro i musulmani, non importa quale tipo di sostegno presti, diventa un infedele". Questa è la stessa ideologia religiosa con cui al Zarqawi giustifica le quotidiane stragi di civili iracheni.
Le regole saudite per il musulmano in occidente sono una specie di manuale di arruolamento dei terroristi, un’arma micidiale perché assemblata nelle nostre città approfittando della libertà di pensiero e di culto. I libri distribuiti nelle moschee americane forniscono le istruzioni dettagliate per costruire, parole testuali, "un muro di risentimento" tra il musulmano e l’infedele: "Non salutare un cristiano o un ebreo per primo", intima il manuale, al massimo rispondere con un semplice "a te".
"Non augurare mai all’infedele le buone feste", sarebbe una bestemmia più grave "del bere alcol, dell’omicidio, della fornicazione". Questo significa che fare gli auguri a un non musulmano è apostasia, reato da punire con la morte. Ancora: "Non diventare mai amico dell’infedele a meno che l’obiettivo sia la sua conversione"; "Non imitare mai l’infedele"; "Non lavorare mai per l’infedele". Non ci si può vestire come un infedele, gli uomini non devono indossare abiti di seta, le donne mai i pantaloni.
I sauditi forniscono anche le regole sul trattamento del personale domestico infedele: "Le vostre donne non devono stare lontane dalle domestiche infedeli, ma non devono trattarle come tratterebbero una donna islamica. Devono odiarle per la grazia di Allah". Queste regole razziste e fomentatrici di odio sono contenute in un libro la cui copertina recita "Saluti dal Dipartimento Culturale" dell’ambasciata saudita di Washington. Il libro è edito dal governo di Riad.
In un altro libro pubblicato dal governo saudita, e distribuito in una moschea di Dallas, si legge: "Per un musulmano non è giusto aiutare i non credenti né chiedergli aiuto, perché sono loro i nemici, non fidatevi". In un’altra pubblicazione si legge che se le relazioni tra musulmani e non musulmani fossero armoniose non ci sarebbe "lealtà né inimicizia, non ci sarebbe più jihad né lotta per il lavoro di Allah sulla terra". L’America è un nemico, si legge, perché è un paese regolato da leggi e non dalla sharia. Alcune di queste pubblicazioni invitano a non prendere la cittadinanza finché gli Stati Uniti saranno guidati da infedeli e prescrivono di lottare per creare uno Stato islamico. L’altro obiettivo del musulmano è "la distruzione dello Stato di Israele". Gli ebrei sono "peggio delle scimmie", una forza corruttrice "dietro il materialismo, bestialità, la distruzione della famiglia e la dissoluzione della società". I Protocolli dei savi di Sion sono raccontati come se fossero un fatto appurato e non come un falso storico quale sono. Le pubblicazioni saudite in America obbligano le donne a portare il velo, a vivere separate dagli uomini e a non accettare alcuni impieghi e ruoli.
In questi documenti, si legge nel Rapporto di Freedom House, i musulmani che professano la tolleranza sono condannati come infedeli. Un libriccino di 140 pagine distribuito dall’ambasciata saudita si apre con una fatwa contro gli islamici che sostengono non sia giusto condannare ebrei e cristiani come infedeli: "Chi pone dubbi sulla loro infedeltà non lascia dubbi sulla sua". Un’altra fatwa stabilisce che il musulmano che avvia un genuino dialogo interreligioso, e "chiunque crede che le chiese siano case di Dio", è esso stesso "un infedele". Cosicché il musulmano moderato pecca di apostasia e merita la morte. "Uccidere a sangue e prendere i soldi" ai musulmani omosessuali e agli eterosessuali che hanno rapporti fuori dal matrimonio "è legale". Il musulmano che si converte, dice uno degli opuscoli, "deve essere ucciso".
L’ideologia razzista wahabita è ben spiegata in tutte le pubblicazioni a disposizione dei fedeli. Per i musulmani ci sono due reami: la casa dell’Islam, cioè i paesi islamici, e la casa degli infedeli (o della guerra), il resto del mondo. I musulmani all’estero, spiega il governo saudita, si devono comportare come se si trovassero oltre le linee nemiche. Nella casa degli infedeli si può vivere soltanto per acquisire conoscenza del nemico, fare soldi da impiegare successivamente nel jihad contro gli infedeli oppure per fare proselitismo e convertire qualcuno all’Islam. Un altro libro dice che "per essere veri musulmani bisogna prepararsi ed essere pronti per il jihad di Allah. E’ un dovere del cittadino e dello Stato".
Le copie del Corano che si trovano nelle moschee americane sono quelle wahabite, le uniche che contengono nei primi versetti parole di odio e di condanna dei cristiani e degli ebrei. L’estremismo wahabita è un culto golpista nato 250 anni fa, una setta religiosa certo minoritaria nel mondo musulmano ma che grazie ai soldi del petrolio si è diffusa velocemente. In occidente ha già posto le basi per dirottare la religione islamica. Gli studi come questo di Freedom House aiutano l’occidente a rendersene conto.