Una premessa: le librerie indipendenti, insieme alle biblioteche rionali, seppur siano praticamente ignorate dai legislatori, sono il centro pulsante del mercato del libro. Grazie alla competenza e all’amore per il proprio lavoro, i libri sono riusciti, negli ultimi mesi, a dimostrare la loro importanza e a piazzare un bel segno positivo sui loro dati di vendita. Un segno positivo che la Grande Distribuzione Organizzata vede con il binocolo e che anche le grandi catene non riescono ad eguagliare.
Il punto è che proprio oggi le librerie indipendenti hanno deciso di serrare le proprie saracinesche in segno di protesta contro un governo che, a loro detta, “continua a restare indifferente e sordo di fronte alle nostre richieste”.
La lotta dei librai indipendenti è sacrosanta. La loro lotta è anche la mia lotta. Ma c’è un ma. È il volantino che il presidente delle librerie indipendenti riunite, Luciano Gregori, ha scritto e inviato ai librai perché la stampassero e la affiggessero sulle serrande abbassate quest’oggi. Un messaggio che contiene due scivoloni imbarazzanti — due virgole gettate a caso — da far dubitare A) Che leggere libri serva a migliorare il proprio uso della lingua B) Che i librai indipendenti sappiano qualcosa di cosa significa Comunicare.
Cito dal manifesto di Gregori: «La colpa non è nostra, ma del governo, che continua a restare indifferente e sordo di fronte alle nostre richieste, di mettere in agenda…», e ancora: «Questa protesta, vuole difendere e salvaguardare anche voi lettori…».
La prima virgola stronca una proposizione subordinata implicita, la seconda, addirittura, si mette in mezzo tra un soggetto e un verbo. Due errori gravissimi. Che si sommano alla gravità del fatto che il manifesto è stato scritto e comunicato a fine novembre e che NESSUNO si è accorto degli strafalcioni.
Mi rendo conto che attaccare una protesta giusta per due virgole possa sembrare ridicolo. Ma non lo è. Quando un nano deve sconfiggere un gigante deve essere perfetto, inattaccabile, assolutamente preciso. Se no perde.
