Redazionalmente Corretto del 17 settembre 2003

La prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 16 settembre, avrebbe potuto aprirsi con "Così cambieremo le pensioni", ma non è successo. Quello era il titolo del Corriere, giornale repubblicano-ma-non-republicones che ormai ha soffiato a Rep. il ruolo di guida civile del paese oltre a Magdi Allam (di Khaled Fouad Allam, invece, non ne vogliono […]

La
prima pagina di Repubblica (Rep.) di ieri, 16 settembre, avrebbe
potuto aprirsi con "Così cambieremo le pensioni",
ma non è successo. Quello era il titolo del Corriere,
giornale repubblicano-ma-non-republicones che ormai ha soffiato
a Rep. il ruolo di guida civile del paese oltre a Magdi Allam
(di Khaled Fouad Allam, invece, non ne vogliono sapere). Il quotidiano
di Ezio Mauro, detto anche Al Jamurya, nel Mese III della Nuova
Era Gregaria, non avendo l’intervista a Giulio Tremonti ha aperto
con un titolo diverso, simile a quello di un tabloid: "E’
guerra tra Berlusconi e Fassino". No, non è guerra:
è querela. Ma l’informazione di Rep. deve sempre essere
tonitruante, come un tabloid.
La notizia del giorno è il passaggio di Francesco Merlo
dal Corriere a Rep. Ottimo colpo, anche perché si leggerà
meno la firma di Curzio Maltese, ma chissà se si tratta
del Merlo vero o di un omonimo, magari un Khaled Fouad Merlo.
Vedremo. Passa così in secondo piano, ma non tanto, la
perdita di Michele Salvati, ieri sulle colonne del Corriere.
Diciamo subito quali erano le due cose buone sul numero di ieri.
Un editoriale di Federico Rampini che spiegava come il vero nemico
del movimento no global non sia l’America ma l’Europa (Rampini
lo spiega bene, e lo ribadisce, ma Rep. titola per non far capire:
"Chi pagherà il naufragio del Wto"). Un’intervista
di Antonello Caporale a Donatella Dini (ma vedremo se oggi la
Señora smentirà).
Le cose meno belle. L’intera pagina 9: un’ode (un’altra) a Yasser
Arafat di Alberto Stabile. Seguono estratti: "Yasser Arafat
avanza a piccoli passi in mezzo al lungo tavolo disposto a ferro
di cavallo stringendo la mano agli ospiti, soffermandosi un attimo
con le signore per un galante baciamano con lo schiocco";
"Le tasche della giacca sono gonfie dei mitici bigliettini
su cui annota domande, incombenze, appuntamenti, promesse e castighi";
"Arafat appare ringalluzzito, in forma, combattivo";
"E allora, con uno scatto improvviso, ripete il percorso
all’incontrario. Altro che morbo di Parkinson. Persino il tremore
che lo scuote in tutto il corpo sembra oggi dargli respiro".
Baciamani e galanterie, nessun cenno agli autobus con ebrei maciullati.
Davvero commovente. Chissà K. F. Merlo?
Giorgio Ruffolo comincia così il suo commento sulla "nuova
via americana", qualunque cosa essa sia: "Come ha detto
con molta chiarezza su questo giornale Carlo De Benedetti".
Poteva averlo mai detto con poca chiarezza?
Infine le pagine di costume, il vero segno della decadenza di
Rep. Pagina 31: "Fare il pane ora è un hobby, l’ultimo
bricolage in cucina". Molto interessante. Da leggersi d’un
fiato la numero 27. Titolo: "Con un sorriso si vende di
più". Come mai non era firmata Bonini e Davanpour?
Occhiello: "Ricerca Usa: niente facce seriose, così
si conquista il cliente".
Ecco i capoversi dell’imperdibile articolo di Claudia di Giorgio:
"Un bel sorriso, e l’affare è fatto" (scagionato
Fassino, dunque); "E non solo. Secondo Konopacki, i bambini
sorridono trecento volte al giorno"; "D’altronde, usare
il sorriso per predisporre favorevolmente l’interlocutore è
una tattica vecchia quanto l’umanità" (appunto);
"Ma il sorriso ha origini anche più antiche";
"Di sorrisi, però, ce ne sono due tipi"; "Tuttavia,
veri o falsi che siano, funzionano sempre". Con i migliori
auguri a Khaled Fouad Merlo. (continua)