Denaro e dintorniRischi finanziari, profili Mifid e vecchietti gaudenti

Vi racconto una storiella, che spero cambierà la vostra concezione di rischio nel contesto degli investimenti finanziari. C’è un signore di 80 anni, single e in pensione, a cui è rimasto un unico ...

Hummingbird

Vi racconto una storiella, che spero cambierà la vostra concezione di rischio nel contesto degli investimenti finanziari.

C’è un signore di 80 anni, single e in pensione, a cui è rimasto un unico sogno: fare una crociera intorno al mondo. La crociera costa 50.000 Euro, ma in banca ha solo 30.000 Euro, frutto di una vita passata a vendere ruote per criceti.

La pensione gli consente di vivere bene, ma non di mettere da parte 20.000 Euro entro un paio d’anni, ossia prima che gli cadano tutti i denti (in crociera si mangia bene). L’unica sua speranza è far fruttare quei 30.000 euro e farli diventare 50.000.

L’impiegata della banca, persona assai responsabile, gli ha fatto investire tutti i 30.000 Euro in BTP. Ovvio, un anziano ha un profilo di rischio basso (viene fuori anche dal questionario Mifid!).

Un giorno un nipotino burlone, che vive in America, gli scrive in un’email che quell’investimento in BTP è assai rischioso e che invece dovrebbe investire in azioni russe, magari con qualche derivato. Quando il vecchio mostra l’email all’impiegata della banca, questa impallidisce, immaginando già il seguito: lei verrebbe licenziata, l’Adusbef lincerebbe l’istituto bancario e la Gabanelli dedicherebbe alla vicenda un’intera puntata di Report.

Volete sapere come va a finire la storia?

Prima ragioniamo sulla proposta del nipote, che è meno burlone di quel che sembra.

  • Investendo in BTP, il vecchietto difficilmente riuscirà ad avere gli ambiti 50.000 Euro. Tecnicamente, è un investimento che ha minime probabilità di fargli raggiungere i suoi obiettivi patrimoniali.
  • I derivati russi gli darebbero invece qualche chance di raggiungere la soglia target. Se gli va male, si ritroverà con, mettiamo, 15.000 Euro. Ma questo non gli procurerà alcuna sofferenza, tanto ormai non desidera altro dalla vita e non ha nessuno a cui lasciarli (lo so, è una storia molto triste).

Quindi, quale investimento è per lui più rischioso? Il BTP o le opzioni out-of-the-money sulla borsa russa?

La storia ovviamente finisce con il vecchio che muore senza aver fatto la crociera e i suoi 30.000 Euro che finiscono all’ente nazionale per la protezione dei criceti.

Questa storiella è volutamente estrema e provocatoria.

Ma il messaggio di fondo è: siamo sicuri che l’industria finanziaria sia in grado di sapere cos’è il rischio per i suoi clienti?

Qui non sto parlando di quale misura di rischio sia la più appropriata (volatilità, value-at-risk, expected shortfall, ecc…).

Sto affermando che il rischio innanzi tutto dipende dai propri obiettivi patrimoniali.

Rischio = non riuscire a raggiungere i propri obiettivi patrimoniali.

Vi faccio l’esempio opposto a quello del vecchietto.

Il rentier 40enne, con milioni di Euro in banca e nessuna altra fonte di reddito (purtroppo è un inetto e non troverà mai un lavoro né avrà diritto a una pensione). Per non rischiare, tiene tutto sul conto corrente presso una banca con rating AA (gliel’ha suggerito un suo compagno di scuola che ha fatto un Master in Finanza Quantitativa). E’ vero, le probabilità che la banca fallisca sono remote. Ma se dovesse accadere, lui sarebbe rovinato, condannato a chiedere l’elemosina per strada (che orrore). Non può permettersi di correre quel rischio, per quanto piccola sia la probabilità (che comunque è maggiore di 0). Sarebbe pertanto per lui meno rischioso investire i propri soldi in un portafoglio diversificato di obbligazioni, magari ripartito su più banche, che gli consentirebbe, anche in caso di fallimento della banca, di conservare la proprietà dei propri beni.

Questo approccio al rischio e alla pianificazione patrimoniale si chiama Goals-based Wealth Planning.