La propensione a investire in un paese è dettata dalla presenza o meno di alcuni fattori di contesto e dall’incidenza di fenomeni e condizioni di carattere istituzionale. Tra i fattori che un investitore estero prende in considerazione nella scelta di un paese, si collocano la stabilità politica (il 19,1% dei rispondenti ha indicato questo fattore come prioritario), il carico fiscale, indicato dal 12,8% come primo fattore e dal 40,4% fra i primi tre elementi principali presi in considerazione. Il 10,6% si è invece concentrato su altri aspetti come il carico normativo e burocratico, la presenza di corruzione, la certezza del quadro normativo e la qualità delle risorse umane. Una segnalazione a parte merita la flessibilità del mercato del lavoro che è indicato dal 36,2% dei rispondenti fra i primi tre elementi da considerare
Se consideriamo invece i primi tre fattori per cui l’Italia appare attrattiva per un investitore estero, essi sono nell’ordine: la qualità delle risorse umane (lo afferma il 74%), la solidità del sistema bancario (ma si scende al 38%), le infrastrutture e la logistica (30%). All’opposto, i tre fattori per cui l’Italia non è considerata affatto attrattiva risultano essere: il carico normativo e burocratico (58,3%), i tempi della giustizia civile (58%), l’efficacia dell’azione di governo (46%).