L'onda perfettaQuello spazio fra una bracciata e l’altra

Prima che comparisse il viso di lei, fra una bracciata e l'altra, il suo tempo in piscina era scandito dal contare le piastrelle azzurre del fondo vasca. Conosceva tutte le piastrelle di ogni cors...

Prima che comparisse il viso di lei, fra una bracciata e l’altra, il suo tempo in piscina era scandito dal contare le piastrelle azzurre del fondo vasca.

Conosceva tutte le piastrelle di ogni corsia: quelle sbeccate, quali le macchiate e dove finivano quelle azzurro chiaro per dare spazio a quelle più scure. Almeno tre volte alla settimana, da un mese, immergeva il suo corpo nell’acqua densa di cloro; questo aveva stabilito la riabilitazione a seguito di una brutta caduta con gli sci.

Dopo aver notato la sua presenza in corsia, approfittò di una pausa di entrambi, intenti a riprendere fiato appoggiati ai galleggianti, per scambiare due battute. Non fu quello il momento in cui si azionò tutto ciò che derivò dopo, molto probabilmente avvenne nell’istante stesso in cui lui malediva la disattenzione che aveva causato quel piccolo incidente e procurato così una convalescenza forzata, incurante del fatto che grazie a quella caduta l’avrebbe incontrata. La loro magia si è azionata come la forza del mare che spinge un tronco verso la riva, si è accesa in un istante preciso per poi propagare le sue energie affinché quel giorno, quell’ora, quella piscina, quella corsia, fosse lo scenario perfetto per concretizzare ciò che già da tempo era in sospeso.

La scia di bolle e schiuma che l’una dietro l’altro generavano nuotando in piscina, divenne il percorso da condividere insieme nel mare della vita. Lo spazio fra una bracciata e l’altra nel quale lui, quel giorno, aveva conosciuto il viso di lei, divenne al di fuori dell’acqua l’incastro naturale e perfetto dove ritrovarsi; quell’incavo fra spalla e braccio nel quale lei poteva trovare pace.

Nel fiume di Eraclito un pesce ama un pesce, i tuoi occhi – dice – brillano come i pesci nel cielo, voglio nuotare con te fino al mare comune, o tu, la più bella del banco“; le aveva dedicato questi versi* ed aveva aggiunto queste sue parole: “sono stato fortunato ad incontrare i tuoi occhi, ma sarò ancora più fortunato se permetterai di farli miei“. Il sorriso del suo sguardo fu la manifestazione d’assenso più bella che lui potesse ricevere.

Il giorno in cui sarebbero diventati genitori, da lì a poche ore, lei trovò ancora una volta spazio nel suo abbraccio mentre, concentrata, cercava la forza per i respiri più lunghi della sua vita.

Nove mesi prima aveva comprato un costume da bimbo e glielo aveva fatto trovare insieme ad un biglietto che diceva così: “Sarai tu ad insegnarmi a nuotare, vero PAPA’?“.

* Nel fiume di Eraclito – Wislawa Szymborska