L'ambulanteLe carezze nei pugni antirazziali di Muhammad Ali dentro e fuori dal ring dei social network

I social network si sono affermati come le pedane della condivisione del dolore collettivo. E' accaduto anche per Muhammad Ali, ultima leggenda del pugilato del XX secolo scomparso sabato scorso a ...

I social network si sono affermati come le pedane della condivisione del dolore collettivo. E’ accaduto anche per Muhammad Ali, ultima leggenda del pugilato del XX secolo scomparso sabato scorso a Phoenix, in Arizona.
Cassius Clay, questo il nome all’anagrafe prima della conversione all’Islam, ha commosso fino all’ultimo diffidente del popolo dei social network: Nei suoi pugni, accappotati nei guantoni del super eroe di colore, c’è stata, dentro e fuori dal ring, anche la lotta per i diritti civili dei neri d’America.

I have nothing to lose by standing up for my beliefs. So I’ll go to jail, so what? We’ve been in jail for 400 years. #MuhammadAli @BerniceKing

Muhammad Ali ha allungato gli spazi del ring del boxer e gli idiomi di chi ha fatto di questo sport un riscatto morale, prima che sociale. Cassius Clay ha falciato l’iconografia del pugile riflesso nell’immaginario cinematografico – dal Rocky Graziano di Robert Wise al Jake LaMotta di Martin Scorsese – per diventare sé stesso in qualsiasi posa, senza bisogno di un regista alla Mann della pellicola Alì o di una macchina da presa qualsiasi che lo arruolasse nell’esercito dei semidei contemporanei.

God came for his champion. So long great one. @MikeTyson

Ho dedicato un pensiero ad Ali lo scorso dicembre sulla strada che mi portò a Memphis, la città simbolo della lotta per i diritti civili dei neri. Durante il tragitto, mi faceva sorridere il pensiero che da ragazzino per me la leggenda del pugilato fosse un attore televisivo.
Infatti, la prima volta non lo avevo ammirato da campione dei pesi massimi, ma nel settimo episodio della seconda stagione della serie tv Different Strokes (Il mio amico Arnold). Ali sapeva muoversi con nonchalance anche dietro la telecamera, tirando fuori quella simpatia che conquistò il piccolo pubblico della mia generazione.

We pray that the greatest fighter of them all finally rests in peace. @BarackObama

Facciamo a scazzottate anche per sopravvivere nel ring dell’esistenza umana. Le imperfezioni e le contraddizioni mettono i mattoni dell’eroismo nel verso giusto perchè, se ci fossero soltanto virtù, quelli come Cassius Clay sprofonderebbero nel mito retrogrado del supereroe bionico.
Avrei voluto intervistarlo per chiedergli come nasce un campione. Lui mi avrebbe risposto così senza battere ciglio: “I campioni non si costruiscono in palestra. Si costruiscono dall’interno, partendo da qualcosa che hanno nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Devono avere l’abilità e la volontà. Ma la volontà deve essere più forte dell’abilità.”

Quante carezze c’erano nei pugni di Muhammad Ali. I suoi avversari se ne sono accorti prima di noi, che oggi riconosciamo ai veri campioni l’immortalità, dentro e fuori dal ring.