Ritorniamo su un tema che avevamo già trattato in un precedente post dal titolo Banca d’Italia ed il vizio inveterato di mistificare la realtà: “le banche italiane non fronteggiano una crisi sistemica” a seguito della ennesima uscita non molto felice – e sicuramente evitabile! – dell’Istituto di Via Nazionale.
In un “cinguettio” ovvero tweet dell’Ufficio Stampa dell’Organo di Vigilanza bancaria di qualche giorno fa (qui consultabile) si legge, infatti, testualmente ciò che è riportato anche nell’immagine iniziale sotto il titolo, cioè:
il livello di cultura finanziaria degli italiani è fra i più bassi riscontrati nelle economie avanzate per adulti e studenti.
Per la verità ciò non è affatto una novità in quanto è diventato quasi un mantra di più soggetti istituzionali quali, oltre Banca d’Italia, Consob (si veda il precedente post dal titolo I guai di Veneto Banca con l’A.G.C.M. e la reputazione delle banche ai minimi storici: di chi la responsabilità maggiore? “Dei clienti ignoranti”: parola di Consob (ma non solo)) e vari rappresentanti del Governo (si veda il precedente post dal titolo Il disco rotto del Ministro Padoan: sistema bancario solido, problemi per poche banche e risparmiatori molto ignoranti!), che, nell’intento di difendere il proprio opinabilissimo operato, non esitano, ad ogni occasione che capita, ad addossare la colpa di quanto sta succedendo nel mondo bancario anche sugli ignari (e “ignorantoni”) clienti.
Allora proviamo a stare al gioco e ribaltiamo queste “argute” (?!?) esternazioni sui vigilanti stessi.
Posto che essi pensano che i clienti bancari possano essere tranquillamente maltrattati (o addirittura truffati?) dal sistema bancario semplicemente perché non possiedono la necessaria “cultura finanziaria“, ci permettiamo di formulare alcuni semplici quesiti al “maître à penser” di turno:
quale eccelso livello di cultura finanziaria ha dimostrato Banca d’Italia nell’emanazione delle sue circolari, direttive ed istruzioni alle banche vigilate se in una celeberrima sentenza della Cassazione Penale del 19 dicembre 2011 (la n. 46669) – che ha fatto scuola in materia di usura – si legge testualmente che: “nella ipotesi in cui gli istituti bancari si conformino ad una erronea interpretazione fornita dalla Banca d’Italia in una circolare, non può essere esclusa la sussistenza del reato [di usura] sotto il profilo dell’elemento oggettivo” ed ancora “le circolari o direttive, ove illegittime e in violazione di legge, non hanno efficacia vincolante per gli istituti bancari sottoposti alla vigilanza della Banca d’Italia“?
quale altissimo livello di cultura finanziaria hanno dimostrato i vari ispettori di Banca d’Italia ed i Commissari da essa nominati nella prevenzione della crisi delle varie banche e nella loro gestione?
quale elevatissimo livello di cultura finanziaria ha dimostrato il Ministro Padoan negando alle quattro banche risolte la possibilità di qualsivoglia “ombrello protettivo” per i risparmiatori, quello stesso “ombrello protettivo” che è, poi, stato concesso al Monte dei Paschi di Siena (a distanza di un anno circa dalla risoluzione del novembre 2015), dopo aver sbandierato ai quattro venti per anni che il nostro sistema bancario era solido (vd. il precedente post dal titolo Fandonie di Stato: “Le nostre banche? Più che mai solide!” Così “solide” da non farcela a restare a galla… e affondare! )?
quale eccellente livello di cultura finanziaria ha dimostrato Consob non accorgendosi mai di cosa stava succedendo nelle varie banche quotate e nei loro bilanci, se non dopo che la magistratura aveva già iniziato indagini penali a carico dei vari amministratori (eclatante in questo senso il caso Monte dei Paschi di Siena)?
Moltissime altre domande potrebbero essere poste sul livello di “cultura finanziaria” dimostrato di volta in volta ed in moltissimi differenti casi dai vari vigilanti sul sistema bancario, ma non vogliamo rischiare di annoiare il lettore.
Semmai ci permettiamo di suggerire al prossimo altezzoso “Solone” di turno, che di nuovo ribatterà sul tema della “cultura finanziaria” dei clienti bancari, di passare prima nei vari uffici di Banca d’Italia, di Consob, del Ministero dell’Economia e delle Finanze (tanto per citarne alcuni, ma non solo quelli) per fare qualche “interrogazione a sorpresa”, come si faceva a scuola:
probabilmente il risultato sarebbe che tali eccelse professionalità avrebbero bisogno per primi di svariate “ripetizioni private” (se non altro di umiltà e deontologia) prima di poter anche solo pensare di salire in cattedra a distribuire lezioni ai clienti bancari!
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