Milano. Se non si metterà a saltare su un divano come fece Tom Cruise allo show di Oprah Winfrey, è molto probabile che il giudice Samuel Alito, detto Sam, diventi il secondo italoamericano della Corte Suprema degli Stati Uniti, l’alto organo federale che valuta la conformità costituzionale delle leggi americane. L’immagine è presa da Townhall, rivista online che sostiene il giudice scelto il 31 ottobre scorso da George W. Bush per sostituire la dimissionaria Sandra Day O’Connor, la prima donna della Corte.
La destra considera Alito un candidato eccellente, un giurista ben qualificato che applicherà la lettera della Costituzione, invece che interpretarla in modi che possano stravolgerla. La sinistra lo giudica un militante conservatore, un estremista del diritto sulla scia del giudice supremo Antonin Scalia, l’altro italoamericano diventato la bestia nera dei liberal (è questo il motivo per cui Alito viene chiamato “Scalito”, piccolo Scalia). Non è una questione personale, i liberal temono che il nuovo giudice possa contribuire a cambiare la giurisprudenza della Corte su temi quali l’aborto e l’estensione dei poteri presidenziali.
Nato 55 anni fa in New Jersey da una famiglia di emigrati italiani, Alito è giudice federale dal 1990, quando la sua nomina fu approvata all’unanimità da un Senato a maggioranza democratica. Sebbene il potere di nomina spetti al presidente, il prescelto deve ottenere la conferma del Senato. Ieri è iniziata l’eleborata procedura alla Commissione Giustizia del Senato. Alito si è brevemente presentato, poi i diciotto senatori, dieci repubblicani e otto democratici, hanno parlato per dieci minuti a testa. Questa mattina comincerà un primo giro di domande, 30 minuti a testa, cui seguirà un altro round da 20 minuti ciascuno. In teoria, la Commissione potrebbe decidere già il 17 gennaio, ma è quasi certo che i democratici chiedano un’altra settimana di tempo. In ogni caso sarà il Senato in seduta plenaria a decidere la sorte di Alito. I repubblicani possono contare su 55 seggi, una maggioranza sufficiente a chiudere la partita. Ma Alito dovrà convincere almeno 5 democratici per evitare che l’opposizione adoperi l’ostruzionismo parlamentare per bloccare la sua nomina.
(segue dalla prima pagina) I democratici sono decisi a dare battaglia. Alito è considerato molto più conservatore di Sandra Day O’Connor, in particolare sull’aborto. O’Connor era favorevole alla sentenza “Roe contro Wade” del 1973, quella che fece diventare l’aborto un diritto garantito dalla Costituzione. Alito è contrario all’interruzione di gravidanza ma, esattamente come il neo presidente della Corte John Roberts, ha assicurato che le sue convinzioni personali non influenzeranno l’attività giurisdizionale. I democratici non sembrano disposti a crederci, per due motivi. Nel 1985, quando lavorava al Dipartimento di Giustizia di Reagan, Alito scrisse apertamente che non considerava l’aborto un diritto protetto dalla Costituzione e consigliò all’Amministrazione una strategia per mitigare gli effetti di quella sentenza. Da giudice federale, Alito considerò costituzionale una legge della Pennsylvania che rendeva obbligatorio l’obbligo di notificare al marito la scelta di abortire e, nel caso di minorenni, anche ai genitori. Se Alito votasse per cambiare “Roe” non succederebbe nulla, l’aborto resterebbe comunque un diritto. Il suo voto porterebbe a tre su nove il numero dei giudici supremi contrari all’aborto e, anche se a questi tre si aggiungesse il quarto voto del presidente Roberts, resterebbe comunque salda la maggioranza dei cinque giudici favorevoli. Ma anche se la Corte ribaltasse la sentenza, l’aborto non diventerebbe fuorilegge ma verrebbe restituito alle assemblee statali il diritto di legiferare sulla materia.
L’altra questione è quella dei poteri presidenziali, in un momento in cui le intercettazioni delle telefonate dei presunti terroristi e le direttive sul trattamento dei prigionieri sono l’argomento politico più acceso. In varie occasioni Alito si è espresso a favore di un’interpretazione ampia dei poteri esecutivi del presidente. Nel caso, sarebbe un lasciapassare ai superpoteri di guerra di Bush.
11 Gennaio 2006