La foto del bambino curdo morto sulla spiaggia non è terribile, è una foto. Ce ne sono state tante come quella, purtroppo, e ce ne sono tutt’ora, a centinaia, online, e ce ne saranno, probabilmente sempre di più.
Non è quella foto ad essere terrificante, è tutto quello che sta intorno che lo è. Noi per primi, sempre di più, notevolmente di più, perché ogni giorno che passa proseguiamo la nostra placida mostrificazione.
Si dice che dal parlamento inglese sia arrivato questo commento: «quando sulle spiagge giacciono corpi di bambini, è il momento di agire». Non ho controllato, ma se è vera presupporrebbe che prima no, che prima potevano morire, naufragare, affogare e soffrire come bestie. Ed è quello che abbiamo lasciato succedere negli ultimi anni.
Non giorni, non mesi. Anni.
Questa è la cosa terrificante. Quell’altra è semplicemente una foto.