Il Bastian ContrarioLa vittoria di Sofia

Alla fine Sofia ce l'ha fatta: il Ministero ha concesso alla piccola di accedere alle cure cosiddette "compassionevoli" presso gli Spedali Civili di Brescia, dove verrà curata dal Dr Vannoni e potr...

Alla fine Sofia ce l’ha fatta: il Ministero ha concesso alla piccola di accedere alle cure cosiddette “compassionevoli” presso gli Spedali Civili di Brescia, dove verrà curata dal Dr Vannoni e potrà sperare in una vita, forse, migliore.

Si tratta di una delle tante storie di bambini affetti da malattie neurodegenerative di cui da alcune settimane si stranno occupando Le Iene, e che hanno sollevato un polverone mediatico. Sono stati documentati vari casi di bambini affetti da queste terribili patologie, per i quali l’unica speranza di sopravvivenza si è dimostrata proprio la “metodica Stamina”. Ma facciamo ordine.

Stamina Foundation, la discussa fondazione del Dr Vannoni che da alcuni anni porta avanti studi e ricerche sulle cure con le staminali, è al centro di un’indagine della procura di Torino. Il pm Raffele Guariniello aveva disposto nel 2007 un’ispezione nei laboratori della fondazione, già convenzionata con l’azienda ospedaliera lombarda, riscontrando “gravi irregolarità” e indagando Davide Vannoni, Marino Andolina e altri medici. Siamo a maggio 2010: vengono accusati nientemeno che di “associazione a delinquere finalizzata alla truffa” perchè, secondo il pm, si sarebbero fatti gioco di numerosi pazienti, chiedendo migliaia di euro. Fra le accuse ci sarebbe anche quella di somministrare farmaci “Imperfetti e pericolosi per la salute pubblica”.

Vannoni si è difeso in un’intervista rilasciata a Brescia Oggi, spiegando le sue ragioni. Vannoni è colpito dal metodo di cura con le staminali di due professori universitari russi a cui si era rivolto, dopo aver girato l’Italia invano, per risolvere una paresi facciale. Grazie a quella cura, recupera il 50% del suo nervo. «Ne rimasi sbalordito e entusiasta e decisi di provare a portare nel nostro Paese questa terapia che avrebbe potuto cambiare la vita a migliaia di persone». Così si attiva per importare questa pratica, prendendo contatti con la Regione Piemonte e ottenendo un finanziamento di 500,000 euro per la costruzione di un laboratorio in uno spazio dell’ospedale San Luigi Gonzaga, messo a disposizione dalla Regione stessa.

Vannoni chiede i prestiti alle banche, e riesce ad avvalersi proprio dei due professori russi che l’avevano curato nel 2004, che nel frattempo si sono licenziati per arrivare in Italia. Insomma, è tutto pronto per iniziare quando però si accorge che il finanziamento deliberato dalla Giunta non solo tardava ad arrivare, ma che è stato proprio bloccato. Vannoni decide, allora, di appoggiarsi a una clinica privata torinese con cui iniziare i trattamenti. E i primi risultati sono “incoraggianti”.

Il dottore non smentisce di aver chiesto soldi ai pazienti, come sostiene l’accusa. Tiene però a precisare che «non si tratta certo delle cifre che sono apparse sui giornali, ma di un contributo per poter proseguire. Eravamo senza risorse, soli, abbiamo impiegato tutto ciò che avevamo, io in particolare per mettere in piedi la convenzione, e quindi per il momento era necessario l’intervento di tutti».

Siamo nel 2007, quando la legge sulle staminali blocca il lavoro. Vannoni sceglie di proseguire i trattamenti a San Marino, con una disponibilità finanziaria limitata ma sufficiente per stabilirsi in una clinica che definisce “all’avanguardia”. Cura i primi pazienti e chiede – a chi ne avesse avuto possibilità – contributi economici per poter curare coloro che, invece, non potevano permetterselo. Ed è in questo contesto che Vannoni entra in contatto con Marino Andolina, che lo contatta, porta un bambino in fin di vita, assiste al trattamento e ne rimane così colpito che propone al dottore di riportare il metodo in Italia, a Trieste, dove Andolina stesso era responsabile del centro di trapianti. Trattandosi di trapianti, e non di somministrazione di farmaci, non avrebbero necessitato di autorizzazioni. Ma a questo punto, arriva l’inchiesta che porta a un nuovo stallo.

Vannoni fornisce questa spiegazione: «Una ex collaboratrice di una mia società, la “Cognition”, con sede a Torino, che con le staminali non ha nulla a che vedere fa un esposto. Sono venuto a saper che questa donna era la moglie di uno degli architetti che lavoravano nel laboratorio torinese che ci ha soffiato il finanziamento. Noi, però, credevamo, essendo in regola in un ospedale pubblico, di non aver nulla da temere da questa vendetta personale. Ma la vicenda del decesso di Font, con i parenti che ci hanno denunciati, ha sollevato un polverone mediatico che ci ha messo in croce. Vicenda rispetto alla quale ricordo che siamo stati prosciolti e Font non è morto per le staminali, tant’è che non siamo stati denunciati solo noi ma anche l’ospedale che lo aveva in cura. A questo punto però eravamo diventati per tutti gente pericolosa che ammazza le persone truffandole e anche i medici di Trieste messi alle strette si sono spaventati ed è arrivato lo stop dei Nas».

E quanto alle denunce, prosegue: «[Sono]…quattro per l’esattezza, su 70 pazienti trattati, solo 4 di loro non sono migliorati e hanno denunciato. Di questi: tre erano paganti, mentre uno era gratis. Altri cinque invece hanno inviato al Pm Guariniello lettere di supplica per riprendere le cure interrotte, che sono una cosa ben diversa da una denuncia, ma che sono state archiviate come tali a nostro carico. Da Trieste ne usciamo tutti malissimo: molti medici, tra cui Andolina, sono finiti inquisiti». Ma Vannoni non si dà per vinto: continua con la ricerche e gli viene richiesto di curare un paziente con il metodo stamina anche dal ministero.

Fino alla suddetta ispezione dei Nas disposta dal pm, ennesima battuta d’arresto. Come sarà spiegato anche da Molina, le irregolarità riscontrate non riguardano la “sporcizia”del laboratorio, come anche è stato detto da alcuni giornali, ma più nello specifico, «dal fatto che il laboratorio del Civile non è come richiesto dalla legge europea un Gmp, ma è un Glp, cosa che però è più che sufficiente per trattare le staminali, ma è bastato per fermare tutto un’altra volta». Cosa ben diversa, a ben pensarci.

Arriviamo così ai giorni nostri. Stamina Foundation, la fondazione di Davide Vannoni, dunque, è nel polverone, ma la realtà è che, nella maggior parte dei casi, i cicli di cure con le staminali secondo il metodo del professore hanno portato a più che significativi risultati. Risultati tanto più apprezzabili quanto più si pensi che per determinate patologie, come la sclerosi laterale amiotrofica, documentata da alcuni servizi di Giulio Golia de Le Iene, sono l’unica speranza per i bambini che ne sono affetti. Complici, però, i giudizi negativi di comitati scientifici, dell’Aifa e la vicenda giudiziaria in corso, l’ultima speranza di vita per bimbi paralizzati, in bilico fra la vita e la morte, capaci a malapena di battere le palpebre, non è data per scontata.

I casi documentati da Le Iene riguardano alcuni bambini che grazie anche e soprattutto alla risonanza mediatica hanno ottenuto l’accesso alle cure compassionevoli presso gli Spedali Civili di Brescia del professor Vannoni. Fortunatamente, per alcuni di questi bambini protocolli e rapporti sulla “inefficacia scientifica” sono passati in secondo piano rispetto all’opportunità di essere curati e salvati dalla morte.

Il caso di Sofia, figlia della giovane coppia fiorentina, ha riscosso particolare attenzione. La rabbia e la frustrazione della madre, sintetizzata in questa struggente lettera, non necessitano di altre parole: nessuno può neanche lontanamente comprendere cosa significhi vedere una figlia che all’anno e mezzo di età comincia a inciampare, a regredire, a non essere più in grado di dire “mamma” nè di deglutire. Nessuno può comprendere cosa signfichi vedere la propria figlia cadere nella trappola di una malattia terribile e odiosa e vedersi negare quella che potrebbe essere per lei l’ultima speranza da un Tribunale. Nessuno. E questo fa carta straccia di tutti quegli articoli apparsi online di improbabili blogger che si sono atteggiati a paladini del buonsenso, alle voci controcorrente con il pensiero dominante, che hanno paradossalmente dimostrato assia più superficialità di quella che hanno recriminato a chi si è sentio emotivamente coinvolto dai servizi de Le Iene.

Il tam tam mediatico scatenatosi sui social network, sui giornali, che ha visto la partecipazione di molti personaggi dello spettacolo, i quali hanno fatto un corale appello affinchè alla piccola Sofia non potesse essere preclusa la strada del Metodo Vannoni di cui hanno beneficiato altri bambini, ha dato i suoi frutti. Dopo l’ultimo servizio di Giulio Golia, in cui il ministro Balduzzi, raggiunto al telefono dalla iena, era grossolonamente scappato dallo spiegare perchè “a Sofia no e ad altri bambini sì” (coprendosi di ridicolo, mi si conceda, fingendo di non sentire bene al telefono cellulare), finalmente le cose sono cambiate: Sofia ha ricevuto il via libera dal Ministero e martedì scorso è stata trasportata a Brescia per continuare il ciclo di iniezioni, con le quali potrà forse condurre una vita migliore rispetto a quella cui la malattia l’aveva condannata.

Questa, al netto del sensazionalismo di certi servizi tv e della vicenda giudiziaria in corso, non può che considerarsi una grande vittoria per Sofia e per i genitori, grazie soprattutto a Le Iene, che si confermano per l’ennesima volta il vero servizio pubblico televisivo. E la speranza è che i bambini come Sofia, Gioele, Celeste e tutti gli altri, la cui sopravvivenza si sia ridotta a una corsa contro il tempo, possano essere presi in cura da Vannoni senza che Tribunali, Aifa, rapporti e protocolli li condannino a morte per la seconda volta.

Tramite il sito e la pagina facebook della fondazione Stamina è possibile contattare il dr Vannoni e il dr Andolina per informazioni sui trattamenti o per sostenere con donazioni la ricerca sulle staminali. Lo facciamo un piccolo sforzo?