Specchi e allodoleL’astensione è un presidio della democrazia

Chi sostiene che sia un dovere imprescindibile andare a votare domenica, quale che sia l'opinione che si intenda esprimere, non tiene nel giusto conto che con il referendum abrogativo una minoranza...

Chi sostiene che sia un dovere imprescindibile andare a votare domenica, quale che sia l’opinione che si intenda esprimere, non tiene nel giusto conto che con il referendum abrogativo una minoranza del 26% potrebbe potenzialmente decidere per l’intero Paese.
Potrebbe, cioè, bastare una minoranza del 26% per sovvertire ciò che è stato deciso dalla maggioranza in sede di approvazione di una legge.
D’altro canto, non potendo costringere l’intero corpo elettorale a recarsi alle urne (la stessa sanzione per il mancato esercizio del voto è stata abolita all’inizio degli anni ’90), un quorum minimo si impone.
Se però quel 26% fosse portato al voto da qualcuno molto abile a parlare alla pancia della gente e che magari porta i baffetti?
Se il quorum può portarsi dietro conseguenze paradossali (e non v’è nulla che non possa portarsi dietro simili conseguenze), allora rivendico la piena legittimità della facoltà di astensione come valida opzione aggiuntiva rispetto al semplice voto contrario.
L’astensione come presidio di libertà e democrazia contro la demagogia e gli slanci d’emotività. Come accorgimento capace di difendere la democrazia prima di tutto da se stessa, allo stesso modo del voto segreto, ad esempio.
E rivendico come tale la stessa promozione di una simile scelta.
Un baluardo contro la possibile dittatura della minoranza.
Perché convincere i meno, è molto più facile che convincere i più.

Piero Cecchinato