Io gli anni ’70 li ho visti di sfuggita, essendo finiti quando ancora dovevo imparare a gattonare.
Ho però letto molto sulla letteratura dei movimenti di massa, e ho provato ad applicare tali conoscenze per fornire una chiave di lettura. Si tratta di una chiave di lettura generica, che dice qualcosa su tutti i movimenti simili e poco su ognuno di questi. Non mi sento a mio agio ad applicare strumenti teorici astratti a problemi storici concreti, perché si corre il rischio di semplificare e categorizzare troppo. Ma la chiave di lettura teorica è valida e interessante.
Quello che è rimasto degli anni ’60 e ’70, a parte la violenza politica e il debito pubblico, è un ethos secondo cui la “partecipazione” è una cosa fondamentale. Sì e no. La politica è più verosimilmente una malattia da curare che non una cura ai nostri problemi, anche se è vero che una certa capacità di azione collettiva potrebbe facilitare, perlomeno sotto certe improbabili condizioni, la soluzione di alcuni problemi della politica.
Ne parlo su Libertiamo.
Pietro Monsurrò