Pendolari della storiaVorrei… scusi prof, cosa diceva?

Dopo la prima puntata su Nicola II, restiamo in Russia. Seconda metà dell’Ottocento, tempo di grandi contraddizioni. Grandi romanzieri e servitù della gleba (sì, quella medievale) abolita nel 1861....

Dopo la prima puntata su Nicola II, restiamo in Russia. Seconda metà dell’Ottocento, tempo di grandi contraddizioni. Grandi romanzieri e servitù della gleba (sì, quella medievale) abolita nel 1861.E di una bambina un po’ vivace…

Sofia Kovalevskaja (1850-1891)

Questa storia dovrebbe ispirare anche il nostro tempo. E’ fatta di determinazione, con quella voglia di emergere che potrebbe solo farci comodo avere. Priva di ogni possibile giustificazione.

Sofia nasce in un mondo abbastanza dorato per l’epoca. Una bella tenuta di campagna e figlia di un generale. E figlia di una madre fredda nei suoi confronti. E figlia di un’intelligenza unica.

Dopo un matrimonio combinato e un po’ di lezioni in giro, riesce ad andare in Germania con il marito e ad iscriversi all’università. Fenomeno puro, ottiene un dottorato inventando un teorema che porta il suo nome. Ma da terrona fuori sede decide di tornare in patria. Dove i suoi titoli non valgono nulla. Ma da persona ostinata prima torna in Germania e poi, dopo la morte del marito, prende la figlia e la porta in Svezia.

A Stoccolma, diventerà la prima professoressa universitaria di matematica della storia ed ebbe successo internazionale.

Ma non fu mai appagata. E a livello sentimentale non le andò proprio bene.

Non cambia il punto di ciò che testimonia. Essere un genio assoluto senza una forza emotiva ti relega alla vita che ti era stata assegnata. Il che non è necessariamente un male.

Ma non potresti essere ricordata a secoli di distanza.